IL FILO SCHE SCORRE TRA LE DITA
C’è un suono, nell’atelier, che solo l’artigiana riconosce:
è il filo che scorre tra le dita,
è il respiro del tessuto quando si tende sotto il ferro da stiro.
Loreta Mele, qui dentro, non lavora soltanto.
Abita.
Ogni filo d’oro, ogni rocca di lino, ogni bottone che rotola via,
ha la sua storia, il suo perché.
La sartoria non è mai solo un laboratorio.
È una casa: con i suoi odori di stoffa e di sapone da bucato,
le luci calde, la musica bassa, il silenzio che accompagna i gesti.
Un posto dove l’ago ricuce anche i pensieri.
E poi c’è quell’arte che non si insegna:
il rammendo invisibile.
Non quello delle cuciture — quello dell’anima dei capi.
Quelli che arrivano feriti, e ripartono in silenzio,
con una nuova grazia addosso.
Chi entra nella Botteguccia lo sente subito:
questa è una casa fatta di stoffa e dignità.
E solo chi sa fare — davvero — la riconosce come "sua".


